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L’Italia tanto nera da non riuscire nemmeno più a diventare rossa di vergogna

22 ottobre 2008 Pubblicato da Marco Besana Nessun commento


«Mussolini non ha mai ammazzato nessuno, Mussolini mandava la gente a fare vacanza al confino.»

Silvio Berlusconi

«Mussolini è stato il più grande statista del secolo … Ci sono fasi in cui la libertà non è tra i valori preminenti.»

Gianfranco Fini

«Farei un torto alla mia coscienza se non ricordassi che altri militari in divisa, come quelli della Rsi, soggettivamente dal loro punto di vista combatterono credendo nella difesa della patria, opponendosi nei mesi successivi allo sbarco degli angloamericani e meritando quindi il rispetto, pur nella differenza di posizioni, di tutti coloro che guardano con obiettività alla storia d’Italia.»

Ignazio La Russa

«Le leggi razziali sono state il male assoluto, non fu così tutto il fascismo.»

Gianni Alemanno

 

Vergogna. È questa l’unica parola che mi viene in mente alla luce di quanto è avvenuto in questi giorni. Un profondo, profondissimo, senso di vergogna.
No, non si deve vergognare il ministro della difesa Ignazio La Russa, né il sindaco di Roma Gianni Alemanno. Entrambi hanno espresso pubblicamente le idee che li hanno accompagnati per tutto il corso del loro iter politico e che ancora conservano sotto la maschera, ormai nemmeno troppo spessa, dei rispettivi ruoli istituzionali. In qualche modo, loro, sono stati onesti con loro stessi.
Siamo noi che ci dobbiamo vergognare. Noi italiani che abbiamo scelto di tornare indietro invece di andare avanti; noi che non siamo onesti con noi stessi.
Non lo siamo quando insegniamo ai bambini a scandalizzarsi per le deportazioni, gli squadroni, le leggi razziali durante l’ora di storia.
Quando ci ripetiamo che gli anni quaranta sono solo un ricordo lontano, quando continuiamo a difendere l’idea che la nostra sia una “Democrazia Moderna”, quando urliamo contro i regimi che inginocchiano l’Africa, l’Asia, l’America Latina.
Vergogniamoci. Vergogniamoci della nostro chiudere gli occhi e le orecchie davanti a immagini e frasi troppo imbarazzanti per poter essere affrontate.

saluto

Il sindaco di Roma è arrivato a dire che senza le leggi razziali il fascismo non sarebbe stato un male. Il ministro della Difesa, colui che dovrebbe garantire la sicurezza del Paese, ha pubblicamente elogiato la Repubblica di Salò. E se rovistiamo nei mesi trascorsi troviamo ministri che chiedono impronte digitali ai bambini appartenenti a una precisa etnia, ronde notturne di sceriffi improvvisati, leggi che rendono intoccabili e incontrollabili i nostri governanti, saluti romani all’elezione del Primo Cittadino della capitale.
Vergogniamoci. Almeno fino a quando non ci decideremo a urlare che il fascismo non è morto, ma è ancora vivo, sotterraneo, presente nel nostro Paese.
Più furbo, forse; senza l’olio di ricino, senza una divisa o un simbolo, ma ancora presente.
E non in qualche gruppo isolato; in qualche ideologia arginabile: è vivo nelle istituzioni, nelle parole e nelle azioni di chi governa il Paese.
L’Italia ha solo la faccia della democrazia. In una democrazia vera, dove il demos ha abbastanza coscienza per imparare dagli sbagli del passato, abbastanza saggezza per riconoscerli nel momento in cui dovessero ripresentarsi e abbastanza forza per poterli combattere, dichiarazioni e azioni del genere avrebbero portato a una rivolta popolare.
Ma di questo avremmo dovuto accorgercene prima, quando abbiamo permesso che il padrone dell’informazione e dell’economia italiana salisse al governo.
L’Italia è ammalata. E il fatto che nessuno chiami per nome la malattia non comporta il fatto che la salute sia buona. D’altronde, come chiamare un Paese in cui imperversano, nelle istituzioni tanto quanto nella comunità, razzismo e xenofobia; in cui la Costituzione viene stravolta liberamente; in cui si esaltano gli assassini di ieri; in cui il capo del governo decide ciò che si può dire e ciò che deve essere passato sotto silenzio? Davvero è questa una “Democrazia Moderna”?
A noi spaventa usare la parola “regime” e ancor di più la parola “fascismo” e queste paure ci impediscono di guardare alla realtà, ci impediscono di prendere consapevolezza di una situazione che rischia di diventare tanto più pericolosa quanto più viene taciuta.
Vergogniamoci. Vergogniamoci della nostra debolezza. E cominciamo a urlarlo che la democrazia in Italia si sta sgretolando; che un regime esiste già, e che se non controlla i nostri corpi fisicamente, controlla le nostre menti e la nostra coscienza in maniera ancor più profonda.
O dovremo aspettare altre leggi razziali per rendercene conto e condannare questa situazione a distanza di cinquant’anni da ora?

 

di Marco Besana

 

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