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Cosa sono le multinazionali?

7 gennaio 2012 Pubblicato da Redazione 1 commento

La notizia è di pochi giorni fa: McDonald’s chiude i suoi ristoranti in Bolivia.

È davvero sorprendente vedere le reazioni delle persone, soprattutto dei giovani latinoamericani. Alcuni sono contenti, altri, invece, pensano non sia giusto dover rinunciare ad hamburger e al cibo del McDonald’s.

Ma perché i boliviani hanno deciso di boicottare – portando alla chiusura – la più famosa catena di fast food al mondo?

McDonald’s è una multinazionale, chiamata anche transnazionale. Sul nostro sito abbiamo già scritto al riguardo rivelando molte cose.  Ma cosa sono di preciso le multinazionali? Si tratta di società industriali, commerciali, finanziarie che possiamo trovare sparse in tutto il mondo. Dispongono di tutti i mezzi: dell’organizzazione, della tecnologia e dei soldi per vendere un prodotto assicurando un beneficio su una base mondiale.

Come vengono finanziate? Tendono a procurarsi le risorse necessarie tramite il capitale di diverse fonti nazionali.  Molte volte conosciamo il nome di una multinazionale proveniente da un determinato Stato, ma poi risulta che la maggior parte delle sedi si trova in altri Paesi, dove riesce a procurarsi la fonte naturale.

L’84% delle inversioni dirette straniere vengono canalizzate nelle multinazionali ed è per questo che controllano settori  molto importanti dell’economia mondiale come ad esempio l’energia, l’acqua, l’agricoltura, il petrolio, le banche, le case farmaceutiche.

Le prime multinazionali ad avere un grande impatto mondiale sono state la General Electric, United Fruit, Ford e Kodak nate tra fine XIX e inizio XX secolo. Esempi di grandi multinazionali attuali sono la Coca Cola e la Nestlé. Le più grandi provengono da Stati Uniti, Europa e Giappone. Ultimamente  ne stanno nascendo anche in alcuni Paesi in via di sviluppo come India, Cina e Brasile.

Il più comune metodo di organizzazione che hanno é la holding, cioè  attraverso una società finanziaria o bancaria che controlla le azioni di diverse imprese industriali e commerciali.  Per eliminare la concorrenza, controllare i mercati e indicare i loro prezzi, le multinazionali puntano sulla concentrazione e sulla accumulazione di imprese arrivando così a gestire un mercato mondiale importante.

Quindi, puntano molto su fusioni o sull’acquisto di un’impresa avendo come obiettivo principale farla chiudere e far ritirare il  suo marchio dal mercato.

Per cedere un’impresa ad una multinazionale al miglior prezzo, si fa tutto il possibile per venderla senza vincoli sindacali. Spesso, dopo aver preso la decisione di vendere, i vertici aziendali annunciano ai lavoratori una presunta crisi nell’impresa, che richiede più sforzi e un aumento della qualità del prodotto. Dopo denunce, proteste e licenziamenti, nell’azienda rimangono quasi sempre solo lavoratori precari e senza tutele, mettendo in discussione l’esistenza di un vero sindacato.

Quindi dietro alle sedi, alle immagini e ai prodotti delle multinazionali, ci sono gruppi di contadini, operai, lavoratori che lottano per difendere i propri diritti.

Nonostante i gravi danni economici che queste acquisizioni portano nel tessuto locale, le multinazionali, nel promuovere un loro prodotto, attirano l’attenzione mostrando il loro sostegno a progetti sociali e, come se non bastasse, il loro impegno per crescita economica per i paesi dove alloggiano. La realtà, come abbiamo detto, è un’altra: la verità nascosta è che dietro ai guadagni incalcolabili di queste multinazionali ci sono gli sforzi e le dure ore di lavoro sottopagate dei lavoratori. E dietro a queste ore sottopagate ci sono innumerevoli violazioni dei diritti umani.

Stiamo parlando di persone costrette a lavorare più di 10 ore al giorno, molte volte con solo pochi minuti di pausa. Di donne e uomini che ogni giorno rischiano di contrarre malattie incurabili dovute all’attività al luogo in cui lavorano.  Sfruttamento, violenza fisica e psicologica sono la base di molti dei prodotti che affollano gli scaffali dei supermercati.

Tutto questo accade nel silenzio che soffoca le campagne di protesta, anche quando le multinazionali scatenano nuovi conflitti politici e sociali.

Alla luce di tutto ciò, appare evidente che il no della Bolivia a una delle più grandi multinazionali al mondo è un ottimo passo in avanti ed esempio per tutti i Paesi del mondo. E’ una dimostrazione di voler qualcosa di meglio per il proprio Paese e la propria gente.

Senza dubbio è un processo che ha richiesto tempo, ma che alla fine c’è stato. L’importante è non tacere queste informazioni e proseguire nella denucia di fatti e violazioni che, probabilmente, potrebbero portare più persone a una decisione come quella del popolo boliviano.

da Managua Andrea Trucchi

fonte: Presentazione delle transnazionali a Matagalpa (Nicaragua)  SINPROLAC Settembre 2011

1 commento »

  • Federico dice:

    Complimenti bell’artico.
    Il vero problema sta ne fatto che il potere economico mondiale si sta spostando sempre di piu’ nelle mani di poche persone, e che sfruttando sempre piu’ i lavoratori riescono a guadagnare cifre inimmaginabili.
    Sarebbe bello poterlo fare anche qui in Italia, ma non su queste grandi marche, ma soprattutto sulla GDO, che sta cambiando il nostro mercato.
    I grandi marchi con COOP, Bennet, Auchan, Esselunga, ecc… stanno prendendo sempre piu’ potere a discapito dei piccoli negozi.
    Le nuove liberalizzazioni proposte dal governo non fanno altro che rafforzare questo potere: negozi sempre aperti, liberalizzazione dei giornali, liberalizzazione dei farmaci di fascia C, ecc…
    A questo punto cosa ci guadagna il governo ?
    Sicuramente non c’e’ evasione fiscali, vengono sempre emessi gli scontrini, e poi c’e’ un aumento dell’occupazione, con i centri commerciali aperti 7×7 h24, anche se sono contratti di sfruttamento sia come stipendio sia come orari.

    Fede

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