El pueblo unido jamás será vencido
Lunedì 13 luglio 1789, in Francia, vivevano circa 26 milioni di persone. Di queste, il 2% apparteneva alla classe sociale del clero o della nobiltà, mentre il 98% era composto da borghesi, contadini, nullatenenti. I primi detenevano il 95% del patrimonio economico del Paese, gli altri il rimanente 5%.
Martedì 15 maggio 2012. Nelle principali piazze spagnole, il Movimiento 15-M termina l’assemblea cominciata diversi giorni prima. Lo stesso accade a Parigi, Bruxelles, Berlino, Atene, Francoforte, Londra.
Meglio conosciuto con il nome di Indignados o con lo slogan Siamo il 99%, il Movimiento 15-M prende il nome dalla data della sua nascita: sabato 15 maggio 2011, Plaza Puerta del Sol, Madrid.
La voce delle piazze chiede cinque cose: non pagare un euro in più alle banche; la difesa dei servizi pubblici e dell’acqua come bene comune; no alla precarizzazione e alla riforma del lavoro; il diritto a una casa degna e un reddito minimo universale.
Il 21 gennaio 1793, Re Luigi XVI fu decapitato in Place de la Révolution. Il simbolo dell’ingiustizia, ricettacolo di odio e disprezzo, venne eliminato. La rivoluzione era al culmine. Ma già da mesi era iniziato la Grande Terreur. E poco ci volle affinché altri e ben più spietati uomini di potere si avvicendassero ai vertici della politica nazionale.
Stavo per scrivere che oggi le rivoluzioni non si fanno più. Invece non è vero. Non si fanno più qui. Forse perché gli animi non sono ancora così esasperati, forse perché chi comanda ha studiato e sa come tenere a bada i suddetti animi, forse perché ricordiamo il Terrore francese e lo rivediamo nei disordini libici un anno dopo la rivolta, o nei morti siriani.
Dopo il Terrore, in Francia sono successe un mucchio di cose. Tra gli storici c’è chi vede nella Rivoluzione Francese solo violenza, altri vedono in essa lo Spirito del tempo, altri ancora un passo verso un mondo migliore. Non so se Karl Marx abbia mai citato i fatti del 1789, ma di certo parlava di un periodo borghese da attraversare prima che fosse possibile l’istaurarsi di una società comunista. Una comunismo autentico, non quello pazzoide e visionario di Lenin ed epigoni.
L’Europa però non vuole passare dalla Libia e dalla Siria (ammesso e non concesso che le situazioni in Libia e Siria siano un passaggio e non una conclusione permanente). Come biasimarla? Credo di poter parlare a nome di ¡NO MÁS! quando dico che nessuno di noi vede nella violenza (perché di violenza si tratta) la soluzione delle ingiustizie che prolificano nel nostro continente.
Però pare proprio che le banche non si convincano leggendo loro la Repubblica di Platone, i governi non si cambino aumentando del 3% il numero delle persone che si rifiutano di votare, le guerre non si aboliscano con Einstein e le ingiustizie se la ridono di fronte all’impotenza dell’ONU.
E cosa succederà oggi a Wall Street, alla Casa Bianca, a Westminster, a Montecitorio? Nulla. Il 99% del mondo ha manifestato, si è indignato, magari ha anche alzato la voce dicendo cose intelligenti. Peccato che a rappresentarlo ci fossero, secondo la polizia spagnola, 22mila persone. Lo 0,003% di tutti NOI.
di Pietro Crippa



















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