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Eroi e anti-eroi d’Italia

28 gennaio 2012 Pubblicato da Pietro Crippa 3 commenti

Di seguito pubblichiamo la traduzione di un articolo comparso sul New York Times del 19 Gennaio. L’obiettivo è quello di dare voce a ciò che, dall’altra parte dell’oceano, si dice a proposito del nostro Paese, la cui immagine è, per molti, simboleggiata dalla vicenda della Costa Concordia.

In Gregorio Maria De Falco, fino a poco tempo fa sconosciuto capo delle operazioni della Capitaneria di Porto della città costiera toscana Livorno, l’Italia ha trovato non solo un eroe nazionale, ma la controparte del Capitano Francesco Schettino, l’imprudente ed apparentemente codardo capitano della nave da crociera Costa Concordia.

Aderendo con facilità alla propensione nazionale per il dualismo, gli italiani si sono dati un eroe da mettere in scena contro il loro anti-eroe. […]

“Gli Italiani si vergognano e capiscono che quello che è in gioco va oltre la vita e la morte, e tocca la nozione di identità nazionale che ha a che fare con la storia, l’etica e il modo in cui siamo percepiti”, ha detto in un’intervista Francesco Merlo, cronista per il quotidiano romano La Repubblica.

Questo senso di vergogna ha portato a un’iperbolica rilettura della storia. Sebbene la conoscenza delle personalità dei due uomini sia per lo più di circostanza, i media italiani li hanno facilmente ricondotti a ben distinti stereotipi italiani: il Capitano Schettino un temerario sbruffone e criminale; il Capitano De Falco un sostenitore del dovere e delle responsabilità […]

Il contrasto stridente è stato comparato da alcuni alla stessa grande differenza tra il primo ministro italiano, l’esibizionista magnate dei media legato a vari scandali, Silvio Berlusconi, e il suo successore da novembre, il serio e virtuoso cattolico del governo tecnico, Mario Monti.
E nel momento in cui i commentatori sociali hanno visto nell’inabissarsi della Costa Concordia un’ovvia metafora del Paese, impantanato in una palude economica e politica che affonda sotto il peso del suo ingombrante debito pubblico, il pragmatismo diretto e serio di De Falco ha fatto da eco a quello di Mario Monti e del suo governo tecnico. Allo stesso modo, le conversazioni registrate del Capitano Schettino, in cui egli rassicura che a bordo va tutto bene, sono reminiscenze delle ripetute dichiarazioni di Berlusconi secondo il quale l’economia italiana era forte (indicò i ristoranti pieni come prova) mentre il Paese era invece sull’orlo del collasso economico. […]

Ma altri mettono in guardia di fronte a certi racconti semplicistici. Il Capitano Schettino è stato reso “facile capro espiatorio sul quale si è scaricata la nostra collera” contrapposto ad “un eroe senza macchia che lo ha placato”, ha scritto Massimo Gramellini, nel giornale torinese La Stampa. “Questa è la stucchevole formula delle storie italiane in momenti di crisi”. Egli invita gli italiani a sospendere il giudizio sull’episodio, ed è contrario a quello che lui chiama l’abuso del termine eroe, il quale, dice, è conferito in Italia a chiunque compie il proprio dovere.

Il Capitano De Falco potrebbe essere il primo ad essere d’accordo. È sotto l’ordine di non lasciare dichiarazioni ai giornali e ai media, ma il suo riserbo durante il dibattito pubblico di questa settimana suggerisce che non è una persona in cerca di celebrità. Quando ha parlato ai cronisti locali, ha ripetuto di non essere un eroe, e che lui e la sua squadra stavano soltanto svolgendo il loro lavoro […]

Qui trovate l’articolo originale.

di Pietro Crippa

Fonti: italiadallestero.info

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3 commenti »

  • Federico dice:

    Ottima pubblicazione, alla fin fine anche Crozza aveva tradotto la tragedia della Concordia con l’Italia politica.
    La nave affonda ma il capitano dice che: “tutto va bene e di non preoccuparsi”.
    Effettivamente fare l’accostamento e’ troppo facile e noi italiani siamo sempliciotti in questo.
    C’e’ un cattivo che distrugge tutto e c’e’ il buono che salva il salvabile…

    Fede

  • Pietro Crippa (author) dice:

    Dico la verità. L’articolo del NYT mi era piaciuto perché, evitando la facile similitudine tra l’affondamento della Concordia e il disfacimento dell’economia italiana, aveva invece posto l’accento su una questione più “umana”, quella che vedeva la naturalezza con la quale il popolo italiano distingue tra bravi e cattivi, elevando i primi per il semplice fatto di aver seguito il proprio dovere e demonizzando i secondi che spesso non fanno altro che trovarsi al posto sbagliato nel momento sbagliato.

    Tuttavia, giusto perché un po’ di amor proprio non guasta mai, mi verrebbe da chiederti: e di questi americani che si permettono di giudicare gli altri, che ne pensi? Sinceramente, non riesco a immaginarmi una società più dualistica della loro.

  • Federico dice:

    Il vero problema italiano e’ quello di essere comandati molto spesso da persone che non hanno le competenze, ma solo conoscenze…
    Questo e’ un dato di fatto, e di esempi e’ pieno sia il panorama politico sia il mondo del lavoro in tutti i campi, di conseguenza questo frena il potenziale di crescita dell’Italia facendoci diventare una “barzelletta internazionale”.
    Ovviamente non e’ un problema attuale ma un problema congenito presente da sempre nella storia d’Italia.

    Invece gli americani dopo la seconda guerra mondiale si sono ritenuti i depositare delle Verita’ assoluta, di conseguenza dettano legge a tutto e tutti. Il caso Iran mi fa molto “sorridere”, io ho le bombe atomiche ma non voglio che anche tu le abbia…
    Devo dire che solo grazie a loro meta’ Europa si e’ salvata dall’oppressione di Stalin ed ha potuto riprendersi economicamente in tempi relativi brevi, sicuramente il futuro sarebbe stato molto diverso…

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