Giornata della memoria: hai espiato i tuoi peccati?
C’è chi dice che nasciamo con un “peccato originale”. Probabilmente lo sterminio compiuto nei campi di concentramento è un altro peccato che tutti noi sentiamo un po’ pesare nel cuore da sempre.
L’agghiacciante piano così preciso e minuzioso (se elimino “x” disabili che costano allo stato “x”, quanto risparmio?) turba, credo, ognuno di noi. Perché sentiamo le gambe tremare al pensiero che l’uomo – specie a cui apparteniamo – sia in grado di ideare, progettare, programmare e infierire al punto di deportare milioni di persone tra ebrei, oppositori politici, omosessuali, rom, testimoni di Geova nei campi di sterminio.
Definiamo questo modo di agire “disumano”, cioè non-umano, fuori dal “perimetro” delle capacità di agire, pensare e sentire caratteristiche dell’uomo.
Invece l’uomo è anche questo. È capace di ammassare milioni di uomini e donne e di far sparire la loro dignità trasformandoli in numeri sull’avambraccio e le loro vite trasformandoli in cenere.
C’è solo una cosa che non si può far sparire. La memoria. La memoria di chi c’era, la memoria dei libri, delle poesie, dei diari.
C’è solo una cosa che possiamo fare per espiare il nostro moderno “peccato originale”: impedire che riaccada ancora.
Che “razza” diventi un modo per indicare differenze che arricchiscono, non uomini “minori”.
Che nessun uomo venga chiuso in uno stabile a lavorare a ritmi massacranti, senza alcun diritto. Che nessun popolo sia vittima di uno più forte che può contare sull’appoggio silente della massa per tentare di cancellarlo. Che non vi sia più un lager sulla faccia della Terra.
Sei sicuro di aver espiato i tuoi peccati?
- Campo rom bruciato a Torino – dicembre 2011
- Immigrati sfruttati nelle coltivazioni del Sud Italia
- Mappa campi prigionieri politici in Corea del Nord
- Protesta per il Tibet libero
Che la memoria sia uno strumento per cambiare il presente, e non un vuoto ritornello da ripetere ogni 27 gennaio. Perché i morti e i sopravvissuti di quella tragedia abbiano un riscatto in un’umanità pronta a rinunciare a quella terribile parte di sé.
di Ilaria Brusadelli













Sono d’accordissimo con te, dobbiamo evitare di fare di questa giornata un evento chiuso nel passato, fine a sè stesso.
Aggiungerei anche che la memoria, purtroppo, si scolora quando si tratta di difendere i propri interessi. Il passo per diventare da vittima a carnefice è breve. Perchè giriamo i nostri occhi e chiudiamo le nostre coscienze davanti alla tragedia palestinese? Non possiamo avere due pesi e due misure. Non possiamo portare fiori sulle tombe degli ebrei e chiudere gli occhi sulla morte di migliaia di bambini palestinesi.
Le vittime che oggi commemoriamo ci ammoniscono a non renderci mai più complici, anche con il silenzio, di tragedie di questo tipo. Ci ammoniscono a restare umani.
Pensiamoci bene.
Roberto
“Che nessun popolo sia vittima di uno più forte che può contare sull’appoggio silente della massa per tentare di cancellarlo.” Perchè non succeda mai più… eppure qualche volta anche le vittime diventano carnefici ed è ancora più triste
La cattiveria fa parte del carattere dell’uomo, purtroppo piu’ potere l’uomo ha, piu’ danni fa.
Di genocidi e’ pieno il mondo sia nella storia sia nel recente passato, ed immagino che il futuro ci riservera’ brutte sorprese.
L’importante e’ mai dimenticare, anzi leggere ed informarsi il piu’ possibile.
Concordo con tutti voi cari Franca, Roberto e Federico.
Vittorio Arrigoni scriveva un anno fa sul suo blog le parole di Primo Levi: “Ognuno è ebreo di qualcuno. Oggi i palestinesi sono gli ebrei di Israele.”
Sicuramente la tragedia palestinese è un esempio di come la storia non insegni. E vedere il governo di uno Stato che nella sua storia ha tante vittime da piangere diventare un carnefice (attenzione a non confondere tutti gli ebrei con le intenzioni di un governo) è terribile. Accanto ai palestinesi, ricordiamocelo tutti, ci sono anche tante tragedie che, quotidianamente, dimentichiamo.
Sarà grazie a ciò che farà ognuno di noi per rendere coscienti le persone a alimentare “un mondo migliore”. Mai come oggi è importante “restare umani”.
Un forte abbraccio,
Ilaria
La frase attribuita a Levi è un falso.
La frase vera è solo “Ognuno è ebreo di qualcuno”. Il resto fu aggiunto da un articolista de Il Manifesto nel 1982, correttamente dopo avere chiuso le virgolette. Da qui la leggenda metropolitana che tutta la frase sia di Levi.
http://moked.it/blog/2012/04/11/le-vere-parole-di-levi/
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