I miei giorni a Managua ep.7
7 dicembre 2011
Pubblicato da Stefano Musumeci
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L’ultimo.
A quasi due mesi dal mio arrivo in Nicaragua, la mia esperienza qui è quasi giunta al termine.
In questi giorni nella mia testa si affollavano frasi, discorsi, parole degne di una conclusione del mio reportage, tuttavia, come spesso accade in questi casi, davanti al computer il mio cervello si ritrova vuoto di quell’ ispirazione che spesso mi avvolge quando cammino per le strade del mondo; ho sempre pensato che dovrei portarmi dietro un registratore quando cammino, per non perdere quei momenti, ma tutt’ora non mi sono mai attivato per rendere quest’idea concreta.
Una cosa fondamentale che mi sono ripromesso è quella di non terminare con quei lieto fine strappalacrime dei quali ammetto essere il primo fan.
“Perché non concederci un lieto fine allora?”
Dopo due mesi, analizzando “a caldo” questa esperienza so che aver vissuto seppur per un breve lasso di tempo in una realtà così diversa potrebbe essermi d’aiuto in futuro per essere un medico migliore, almeno dal punto di vista relazionale(pecca di tanti camici bianchi) e probabilmente(ma questo sara’ soprattuto il tempo a dirlo) professionale. Calarmi in questa realtà spesso così dolorosa mi ha dato a volte molta forza e a volte proprio in quanto “solo studente” mi ha fatto sentire come un turista in viaggio su Marte venuto a scattare qualche foto da riportare in Europa per esibirle come prova di coraggio raccogliendone gli elogi.
In questi giorni nella mia testa si affollavano frasi, discorsi, parole degne di una conclusione del mio reportage, tuttavia, come spesso accade in questi casi, davanti al computer il mio cervello si ritrova vuoto di quell’ ispirazione che spesso mi avvolge quando cammino per le strade del mondo; ho sempre pensato che dovrei portarmi dietro un registratore quando cammino, per non perdere quei momenti, ma tutt’ora non mi sono mai attivato per rendere quest’idea concreta.
Una cosa fondamentale che mi sono ripromesso è quella di non terminare con quei lieto fine strappalacrime dei quali ammetto essere il primo fan.
“Perché non concederci un lieto fine allora?”
Dopo due mesi, analizzando “a caldo” questa esperienza so che aver vissuto seppur per un breve lasso di tempo in una realtà così diversa potrebbe essermi d’aiuto in futuro per essere un medico migliore, almeno dal punto di vista relazionale(pecca di tanti camici bianchi) e probabilmente(ma questo sara’ soprattuto il tempo a dirlo) professionale. Calarmi in questa realtà spesso così dolorosa mi ha dato a volte molta forza e a volte proprio in quanto “solo studente” mi ha fatto sentire come un turista in viaggio su Marte venuto a scattare qualche foto da riportare in Europa per esibirle come prova di coraggio raccogliendone gli elogi.
Gli elogi invece sono da dedicare a quei pochi che con stipendi da fame e strutture insufficienti credono ancora che la salute per tutti sia un diritto fondamentale e non un insalata di parole con cui riempirsi la bocca .
Diritto alla salute vuol dire anche diritto alla qualità della salute.
I miei occhi hanno visto tanto e raccontatato a voi poco, tante immagini affollano in questo istante la mia mente, ma una su tutte rimane indelebile: l’amore di una madre per il figlio.
Ecco in un mondo schiavo di necessità inesistenti, il bisogno d’amore è qualcosa di indispensabile.
E l’amore è anche per la propria terra, per la propria casa.
Chiudo la valigia e mi preparo a prendere un aereo che mi riporterà in Italia, un paese, il mio, ferito e con le lacrime agli occhi.
Hasta pronto, Nicaragua.
Da Managua Stefano Musumeci





















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