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Ius Civitatis: voglio essere italiano anch’io

3 febbraio 2012 Pubblicato da Marco Pozzoli Nessun commento

A furia di parlare di lotta all’evasione fiscale, altri interessanti ed estremamente attuali argomenti di politica interna rischiano di passare sotto silenzio. Toccherà rispolverare un po’ del mio ormai ingrigito latino per affrontare l’argomento odierno, ma non sarà poi un gran male.

La cittadinanza italiana: chi ha diritto ad ottenerla.
In queste poche parole può essere riassunto il pomo della discordia di una polemica che si trascina ormai da diversi mesi. Queste le tappe principali.

L'italia sono anch'ioFine novembre scorso. Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano rilancia la necessità di cambiare lo stato di diritto necessario ad ottenere la cittadinanza italiana, raccogliendo un appello dei diretti interessati.
Attualmente, la Costituzione dice che per diventare cittadini del nostro paese (a meno di sposarsi con un italiano/a) è necessario possedere lo Ius Sanguinis (Diritto di Sangue), ossia bisogna avere ascendenza italiana. Napolitano ha sottolineato l’esigenza di passare allo Ius Soli (Diritto del Suolo), secondo il modello francese e americano, per cui una persona può diventare cittadino del paese dove è residente. Proposta sensata, dato il sempre più elevato numero di “immigrati di seconda generazione”, ossia i figli di immigrati nati e cresciuti nel nostro paese, che allo stato attuale delle cose non possono conseguire la cittadinanza.
Barricate dalla Lega, ovviamente. Per Maroni sarebbe “uno stravolgimento dei principi contenuti nella Costituzione”, per Calderoli addirittura “una follia”. A pensarci bene, è singolare come gli esponenti di un partito che ormai quasi quotidianamente dichiara di voler staccarsi dal nostro Paese faccia di tutto per impedire ad altri di entrarvi. Va beh, solita coerenza. Apertura invece dalle sinistre e da Fini, ma il discorso rimane in sospeso.

Domenica scorsa. Il ministro dell’Iinterno Cancellieri, ospite al programma “Che tempo che fa” di Fabio Fazio, propone una terza via, sostenuta anche dal Presidente del Consiglio Monti: avrà diritto di cittadinanza chi possederà lo Ius Culturae (Diritto della Cultura), ossia i figli degli immigrati residenti in Italia, che però parlino correttamente la lingua italiana ed abbiano completato un ciclo di studi nel nostro Paese.
Come si può vedere, di linee di pensiero sull’argomento ce ne sono differenti.

I dati però parlano chiaro: come confermato dall’ultimo censimento, la popolazione italiana autoctona non sta più crescendo da ormai dieci anni, ed il solo motivo per cui i tassi demografici sono ancora in crescita è dovuto all’immigrazione, che apporta circa 400mila nuove unità all’anno.
Cittadinanza immigrati seconda generazioneGli stranieri (tra regolari e irregolari) in Italia superano ormai quota 4,5 milioni, pari a circa il 7.5% del totale (dati ISTAT 2011), di cui più di 500mila sono di seconda generazione. Producono circa il 10% del PIL, spesso svolgendo i lavori più umili, a condizioni economiche che difficilmente un italiano accetterebbe.
I loro figli nascono e crescono in Italia, parlano italiano meglio delle loro lingue native, vanno a scuola con i loro coetanei italiani. Ma restano immigrati. Invece, grazie allo Ius Sanguinis, uno statutitense, o sudamericano, o un qualunque discendente di emigranti italiani dei secoli passati, pur non parlando una parola della nostra lingua e non avendo nemmeno messo mai piede nel nostro paese, può ottenere la cittadinanza con poco più di un salto all’ambasciata ed un paio di e-mail.
Beh, “caro” Calderoli, questa è una follia.
In questi giorni sono passate relativamente sotto silenzio iniziative importanti:

L'italia sono anch'ioRepubblica promuove l’iniziativa L’Italia sono anch’io, una raccolta di firme per il diritto alla cittadinanza degli immigrati di seconda generazione, nonché per il diritto di voto degli immigrati residenti nel nostro paese da almeno 5 anni.
Contemporaneamente, il comune di Milano ha aperto le iscrizioni libere agli asili anche per i figli di immigrati irregolari.
Sono passi piccoli ma, pensando allo sforzo necessario per compierli, sono anche enormi. Andiamo verso un mondo multiculturale, e l’Italia è uno dei paesi con i più bassi tassi di naturalizzazioni del mondo. Lo Ius Sanguinis è una legge obsoleta, non più adatta alla realtà odierna.

Per questo va cambiata. Perché aprirsi alle nuove culture non vuol dire perdere la propria, ma solo arricchirla. E questo, qui, in tanti non l’hanno ancora capito.

di Marco Pozzoli

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