Kenya chiama Italia
3300 profughi. Un’emergenza umanitaria dalle dimensioni spaventose e, come spesso accade, dimenticata nonostante questo.
Camp Garba si trova a Nord del Kenya; un teatro di povertà e disequilibrio, in cui la Consolata è da tempo attiva in una missione di sostegno alla poverissima popolazione locale.
Nel territorio sono attualmente presenti tre campi profughi: Shambani, che conta 1200 persone, Gem, con 750 sfollati e Masharkwata, in cui hanno trovato alloggio 850 persone.
Numeri impressionanti, a cui si aggiungono i 500 rifugiati nella foresta di Kisima.
A causare la forzata migrazione della popolazione è la violenza quotidiana di una terra in cui, citando le parole dei missionari attivi nella Regione: “Interessi economici e politici locali ed internazionali hanno trasformato in teatro di scontri violenti ciò che è sempre stata una lotta per il controllo dell’acqua e delle terre tra le diverse comunità di pastori nomadi”.
Gli scontri, dallo scorso ottobre ad oggi, hanno causato la distruzione di oltre 150 case e la morte di decine di persone. Interi raccolti sono stati distrutti; intere mandrie disperse. I sopravvissuti, costretti a scappare, hanno trovato rifugio nelle scuole, nelle cappelle della missione e nelle vicinanze della chiesa parrocchiale.
La situazione, tuttavia, sembra aggravarsi di ora in ora e, proprio per far fronte alle crescenti esigenze dei rifugiati, i missionari hanno lanciato un appello: “La situazione nei campi è drammatica, gli aiuti governativi insufficienti, tutti hanno paura a recarsi nella zona, mancano generi di prima necessità, medicinali e cibo: Manca l’accesso all’acqua, cosa che non fa che aumentare il rischio di epidemie soprattutto tra i più indifesi, i bambini”.
La Consolata prosegue la sua attività, con un programma ben chiaro su come agire per frenare l’emergenza umanitaria: “Primo: smascherando e denunciando gli interessi politici ed economici locali e internazionali che armano e sobillano le varie fazioni, le une contro le altre, per arricchirsi sulle spalle dei poveri. Secondo: cercando di far sedere ad un tavolo i capi tribù locali delle parti in conflitto per raggiungere un accordo pacifico di convivenza, nel rispetto reciproco.Terzo: accogliendo e curando gli scampati ai massacri che hanno perso tutto”.
Un impegno chiaro, ma che ha bisogno dell’aiuto di tutti noi. L’appello dei missionari è volto a raccogliere fondi di prima necessità da destinare ai profughi per un’emergenza che, come spiega il missionario Padre Antonio Rovelli. “non può più aspettare. L’emergenza non è mai la soluzione, ma richiede interventi rapidi. Il nostro è un appello immediato alla solidarietà. Per noi questa è una priorità, la gente sta male”.
Per ulteriori informazioni e per rispondere all’appello della Consolata, consulta il sito.
di Marco Besana



















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