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Lubanga: il primo colpevole internazionale

30 marzo 2012 Pubblicato da Ilaria Brusadelli Nessun commento

Colpevole.

L’onore di ascoltare il primo verdetto dell’International Criminal Court – Corte penale internazionale (la corte è stata istituita 10 anni fa, ndr) è di Thomas Lubanga Dylo. Il secondo primato di Lubanga il quale, nel 2006, è stata la prima persona arrestata in base a un mandato di cattura internazionale.

Questo Warlordsignore della guerra, è infatti colpevole di aver reclutato e usato bambini soldato durante il conflitto tra Hema e Lendu, due etnie della regione Ituri della Repubblica Democratica del Congo. Nel conflitto, stando a Human Rights Whatch, morirono più di 60 mila persone  tra il 2002 e 2003 (Fonte: BBC).

Lubanga, di etnia Hema è stato Presidente dell’UPC, Union des patriotes congolais e  comandante del suo braccio armato (Forze Patriottiche per la Liberazione del Congo) nonché il leader politico. I capi d’accusa che pendono sul suo capo sono: coscrizione, arruolamento di bambini nelle file delle milizie ribelli e utilizzo dei bambini in combattimento. Secondo l’ICC, il contributo di Lubanga è stato fondamentale per la realizzazione del piano, tenendo  comizi per incentivare l’arruolamento e usando bambini come sue guardie del corpo.

Che sia un buon primo passo della giustizia internazionale. Sì, perché purtroppo ci sarebbero moltissimi altri personaggi pronti a fregiarsi del titolo di Warlord, come ad esempio il  General Bosco Ntaganda, che ora è un generale dell’esercito Congolese, non male come carriera.

È un atto di giustizia che si deve a quei bambini che hanno già visto e fatto troppo. È un atto di giustizia per le famiglie finite nel mirino di questi soldati in miniatura. Sarà un atto di giustizia portare davanti alla stessa corte tutti i criminali di guerra.

 

A questo punto, però, c’è un problemaDove inizia e finisce la catena di colpevoli? Finisce davvero un passo prima dei bambini soldato? Eppure anche loro hanno commesso delle atrocità, non si dovrebbero forse punire?

No. Non è difficile immaginare legittime proteste contro un tribunale che giudica colpevole un individuo di meno di 15 anni obbligato alla violenza. Sappiamo tutti che sono anche loro delle vittime, che hanno bisogno di sostegno e aiuto per superare quel trauma. Quindi sì, ok, la catena di colpevoli finisce poco prima dei bambini soldato.

E dove inizia? Da chi li ha addestrati? Da chi ha fornito le armi? Chi è stato dietro queste milizie? O da chi, semplicemente, ha permesso che questo accadesse, indifferente e distante? Attenzione, se non mettiamo una bella x sul punto da cui iniziare, la corte dell’Aja potrebbe avere un gran bel da fare.

 

Ora, stando a voci arrivate alle orecchie dell’Onu ancora da verificare, i ribelli siriani contano tra le loro fila anche i bambini.

Fermiamo questo terribile film proiettato in così tanti angoli del mondo. Mettiamo la pressione necessaria sulla comunità internazionale per fermare la fabbrica dell’odio, per evitare ai bambini di oggi di crescere imparando un solo linguaggio: quello della violenza.

 

 di Ilaria Brusadelli

 

 

 

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