Marco Colavecchio: dalla gavetta alla Nazionale Cantanti
Arrangiatore, autore e compositore di Cassino (FR). La passione, la musica italiana, l’arte di scrivere.
Quando è iniziata la tua carriera e come hai capito che era la tua strada?
La mia carriera è iniziata quando avevo 5 anni ho preso per la prima volta il basso che era molto più grande di me, ed ho provato una sensazione incredibile, inspiegabile, da quel momento siccome il basso appunto era troppo grande come strumento iniziai a studiare la chitarra classica proseguendo poi gli studi al conservatorio Licinio Refice di Frosinone, intanto mentre studiavo la chitarra ero affascinato anche da altri strumenti, e così in contemporaneamente studiavo e suonavo anche la batteria il pianoforte e canto.
Dopo qualche anno ero diventato più grande e intorno ai 9 anni ripresi anche lo studio del basso. La mia vera carriera è iniziata quando già all’età di 13 anni mi esibivo nei vari pianobar e la gente mi apprezzava molto e mi seguiva. A 14 anni facevo poi le mie prime esperienze sui palcoscenici con le orchestre, a 16 anni ho fatto il mio primo tour europeo con Pino Dangiò, poi Rita Pavone e da lì non mi sono più fermato.
A parte la musica, che fa parte di te, cosa ami della vita?
A parte la musica, della vita amo i paesaggi incontaminati dall’uomo, amo l’amicizia che per me è essenziale, e a volte amo anche un caffè al bar perché so che la vita e un soffio di vento forte.
A cosa ti ispiri quando scrivi e componi?
Quando scrivo e compongo di solito non mi ispiro a niente; è come se qualcuno si impadronisse di me e mi obbligasse ad esternare una storia. È così che poi nascono le canzoni più vere e più belle. Poi non ti nascondo che scrivo anche quando ho bisogno di evadere di esternare le mie emozioni interne belle o brutte che siano.
Tre nomi di artisti o gruppi che hanno segnato la tua personalità artistica e perché.
Direi Rita Pavone perchè sono stato per 3 anni il suo direttore artistico arrangiatore e chitarrista corista in tour europei. Ho vissuto con lei e Teddy Reno, suo marito; mi hanno insegnato davvero tanto. Poi Pino Dangiò che per me e stato il mio padre musicale mi ha insegnato a fare questo mestiere,e poi tanti altri sai ad ognuno di loro devo una parte della mia valigia di esperienza.
C’è un ricordo che ti ha emozionato in particolar modo nel tuo percorso musicale?
Nel mio percorso musicale ci sono tantissime cose che mi hanno emozionato e che mi emozionano tutt’ora in quanto sono una persona estremamente sensibile quindi non c’è bisogno di una notizia esagerata per farmi emozionare.
Cosa pensi del panorama musicale attuale?
Del panorama musicale attuale penso che ci siano tanti talenti e tante belle canzoni, ma ci sono due cose secondo me che non funzionano: una è che gli artisti di adesso vengono un po’ usati e poi emarginati troppo presto dai discografici, e l’altra cosa è che ci sono cantanti che hanno fatto la storia della musica italiana (non serve citarli che sono stati un po’ messi nel dimenticatoio), mentre invece io penso che avrebbero ancora molto da dare a noi giovani sia in canzoni che in esperienza di vita.
Hai suonato con Paolo Vallesi, ci racconti questa esperienza?
Sono molto contento di lavorare con Vallesi perché oltre all’aspetto artistico c’è una grande amicizia di fondo che ci lega, sono davvero felice di essere il direttore artistico arrangiatore e bassista cantante di Paolo e del tour 2011. Paolo Vallesi è una persona estremamente umile e sensibile, l’ha dimostrato più volte. Nel suo tour ha voluto a tutti i costi cantare con me sempre “vivo per lei” perchè nel 2006/07 io ero il bassista cantante degli o.r.o. Con Paolo Vallesi poi abbiamo dei grandi progetti futuri che per scaramanzia non voglio anticipare.
Dal 2003 giochi con la Nazionali Artisti dello Spettacolo. Stasera, giocherai la tua prima partita del cuore allo stadio di Riccione con la Nazionale Cantanti, come ti senti al riguardo, te l’aspettavi?
Dal 2003 appunto gioco con la nazionale artisti dello spettacolo, che sarebbe la nazionale più piccolina. Ho giocato in quasi tutti gli stadi italiani ed è stato bellissimo, ma adesso che devo giocare la mia prima partita del cuore con la vera ed unica nazionale cantanti devo dire che sento una bella e forte emozione. Spero di fare un bel goal, di entrare onestamente ci speravo ma non me lo aspettavo mi è arrivata la telefonata della convocazione e son rimasto un po’ frastornato, ma sono strafelice davvero.
E tu Marco, per cosa urleresti ¡NO MÁS! (basta)?
Io urlerei BASTA per la fame nel mondo, tutti sappiamo ma sembriamo incapaci di reagire.
Per conoscere di più Marco: pagina ufficiale di facebook
di Elisa Riboldi




















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