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Minore di tre

3 gennaio 2012 Pubblicato da Pietro Crippa 2 commenti

Qualche tempo fa, alla fermata dell’autobus, sopra il piccolo pannello degli orari, notai una nuova scritta eseguita con l’indelebile nero. “Sara minore di tre Marco”. Ma, suvvia, non può essere; tornai su quelle parole e, dopo qualche secondo, mi affiorò alla mente il vero significato di quel ghirigoro che pareva stonare con il resto: Sara e Marco si amano.

Il simbolo in questione era questo:

provate a scriverlo su Facebook, premete invio e otterrete un bel cuoricino.

A ventisei anni suonati ancora mi sorprendo di quanto in fretta cambino i costumi. Oppure è proprio adesso che inizio ad accorgermene, proprio in quanto non sono più un ragazzino. Disegnare un cuore anziché scrivere “ti amo” ha accompagnato le pagine dei diari e le facciate delle case per secoli. L’arrivo del “minore di tre” (come mi piace chiamarlo) è qualcosa di impensabile fino a qualche anno fa, di totalmente astratto dal contesto, non c’è alcuna somiglianza, neppure simbolica, con il cuore/amore.

Perché lo si usa? Semplice, perché alcuni rappresentanti delle nuove generazioni sono protagonisti di un processo ancora inedito sul pianeta Terra: essi, probabilmente, compongono un numero maggiore di parole sui social network che sui fogli di carta. “Cuore”, dunque, non si fa così ♥, ma così <3.

Oggi è il terzo giorno dell’anno nuovo. Ditemi voi se questo non è un segno dei tempi che cambiano. Quello del cuore è solo un esempio, certo. Espediente propedeutico per il nostro discorso. L’anno nuovo porta con sé un processo, questo sì, già in atto da molto tempo: l’estremizzarsi della distanza tra adulti e ragazzi. Ci sono intere generazioni che non capirebbero mai il “minore di tre” e che, una volta compreso, esclamerebbero: “roba da pazzi! Questi giovani, sono tutti uguali!”.

Ma attenzione. Perché  così dicendo questo “adulto” si mostra nient’altro che uguale egli stesso a tutti gli altri adulti. I giovani si sono comportati esattamente come egli temeva, ma anch’egli ha risposto esattamente come i giovani si aspettavano. Ma di certo non desideravano. No.

Se ¡NO MÁS! è la voce di chi non ha voce, sfrutto l’occasione dei festeggiamenti dell’anno nuovo per augurarmi che i prossimi dodici mesi vedano uno sforzo di riavvicinamento, di comprensione reciproca tra i cosiddetti “giovani” e i cosiddetti “adulti”. A tutti i livelli: nella politica, evidentemente gerontocratica; nelle scuole, sempre più minate da chi della cultura ha paura; nelle famiglie, disgregate dal grande spettro della crisi e da conseguenti inumani orari di lavoro. Mi auguro – e mi adopererò per realizzarlo – che la voce dei nostri giovani non cada nel silenzio o si confonda con un grido senza senso.

Perché, sono convinto, essi non chiedono altro di essere ascoltati. Solo questo.

Buon Anno e buon lavoro a tutti.

di Pietro Crippa

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2 commenti »

  • sarina dice:

    condivido pienamente con te,Pietro…..
    il tempo sembra volare e a distanza di pochi anni le generazioni cambiano in maniera notevole, basti anche solo guardare l’abbigliamento come è diverso a soli 10 anni fa … e comunque per quanto riguarda il tuo articolo volevo sottolineare il fatto che purtroppo andando avanti così davvero si creerà una voragine tra i giovani e gli adulti in quanto questi ultimi sembrano non dare mai importanza a quello che i “ragazzi di oggi” vogliono trasmettere, oppure ritenere ciò qualcosa di poca importanza o superfluo.
    Sono sempre più convinta che bisognerebbe iniziare a parlare di meno e ascoltare di più l’altro in questa società in cui viviamo, forse ci si potrebbe rendere conto che esistono anche nuovi orizzonti davanti a noi.
    Non è vero?

  • Pietro Crippa (author) dice:

    L’ascolto è sempre un buon inizio per fare qualcosa di buono. Poi c’è il proporre, l’agire insieme, lo scambio… tutte cose non sempre scontate, ma delle quali è semplice scoprire il valore.
    Per quanto riguarda il futuro non so proprio cosa pensare: tu non mi sembri molto ottimista, e forse hai ragione, ma non si può mai dire quali dinamiche emergeranno…

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