Nuovi venti di guerra
Non hanno aggiunto nulla di nuovo le rivelazioni del ministro della difesa americana J. Panetta, secondo le quali gli alti vertici militari israeliani starebbero progettando un attacco della durata di 4-5 giorni contro siti strategici iraniani per l’arricchimento dell’uranio.
La notizia non giunge affatto inaspettata, da diversi anni ormai si sugguono voci di un imminente conflitto armato israelo-iraniano con risvolti catastrofici (leggete il nostro articolo del 5 luglio 2008).
Eppure nonostante l’eco di questa notizia, all’interno del governo israeliano le voci rimangono contrastanti.
Da un lato, infatti c’é il ministro della difesa Ehud Barak e il ministro per gli affari strategici Moshe Ya’alon che hanno più volte sottolineato come l’Iran stia per entrare in una fase in cui sarà sempre più difficile riuscire a impedire che arrivi a dotarsi di un’arma nucleare.
Dall’altro lato, invece, Aviv Kochavi, direttore dell’intelligence militare di Israele, afferma che la decisione di produrre armi nucleari non è stata ancora presa dalla leadership iraniana e se dovesse essere presa, ci vorranno ancora diversi anni per produrla.
Kochavi ha aggiunto ancora che, secondo l’intelligence militare israeliana, l’Iran ha al momento circa 4 tonnellate di uranio arricchito al 3 per cento e cento chili di uranio arricchito al 20 per cento. Se questo uranio arrivasse al grado “weapon ready” (arricchimento al 90 per cento) potrebbe bastare per quattro testate atomiche.
C’è, dunque tempo, secondo Kochavi per inasprire le sanzioni politico-economiche, che già stanno condizionando duramente la vita del popolo iraniano e che porteranno il paese in recessione il prossimo anno.
In questo clima di incertezza Ban Ki Moon si é affrettato a ribadire che “non ci sono alternative a una soluzione pacifica”.
Di Stefano Musumeci








Quella zona sta diventando una polveriera… Bastara’ una piccola scintilla per creare un effetto a catena devastante.
Se parte una bomba atomica, ne verranno lanciate a decine con effetti non prevedibili.
Il dialogo è come sempre l’unica strada percorribile.
Infatti l’EU ha messo l’embargo e l’Iran non esporta piu’ petrolio a loro. Diciamo che siamo sempre messi meglio.
E soprattutto il dialogo si fa sempre piu’ difficile
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