Salvatore Rajmondo: la musica classica per chi ci crede
Un musicista. Un sogno. La musica classica. L’Italia che non diffonde la cultura musicale, anzi, la dimentica. I teatri emarginati. La storia di chi ancora ci crede.
Salvatore Rajmondo, 34 anni, vive in provincia di Palermo, a Cefalù. Cittadina normanna, ricca di storia e di incanto, bagnata perennemente dal mare e circondata dalle montagne. Qui ha mosso i primi passi nella musica e mi si è avvicinato ad essa tramite il pianoforte, suo primo strumento, col quale ha avuto un rapporto di amore/odio forse, come dichiara in questa intervista “per colpe mie o perché poco stimolato dal mio insegnante”.
Ciao Salvatore, ho avuto già modo nei mesi passati di conoscere te e la tua arte, mi piace pensare a te come un promotore della musica classica. L’ultima volta abbiamo parlato tra le tante cose dell’importanza del genere classico nella nostra cultura. Possiamo dire che il genere ci contraddistingue come Paese?
Il 2012 inizia e con lui vorrei anche che la musica classica ritornasse uno dei punti fondamentali per noi Italiani. Un tempo eravamo riconosciuti come il paese del bel canto, grazie ai nostri compositori Puccini, Verdi , Bellini, e tanti altri. Grazie a loro infatti, ancora oggi quando in un Paese straniero si esegue un’opera o una sinfonia di qualche autore italiano si può sentire nel teatro quel canto leggiadro, fluente, melodico che solo questi compositori sanno ricreare nel tempo.
Il problema però rimane sempre lo stesso. La musica classica declassificata ad antica, sorpassata, e noiosa. Queste definizioni potrebbero farti rabbrividire, ma nell’opinione di massa è così che viene recepita. Da dove partono i principali errori secondo te?
La verità è che siamo caduti in basso, e tutto parte dalla formazione primaria. Come in tutte le cose è “l’educazione al qualsiasi cosa” che ne fa comprendere caratteristiche e pregi. Ad esempio nelle scuole con obbligo formativo la musica non viene più insegnata, a parte qualche ora settimanale nelle scuole medie, e spesso il tutto avviene in maniere molto superficiale e sbrigativa. Certo, poi uno studente può decretarla come un campo non attinente al suo modo di essere, ma solo il fatto di essere stato educato in maniera corretta alla musica, può cambiarne la prospettiva di ricezione.
Qualche proposta mirata all’istruzione musicale c’era stata tempo fa, cosa è successo e quali le conseguenze?
Da tempo si dovevano aprire i licei musicali ma questo non è accaduto, così le generazioni future “imparano a non conoscere” questa realtà, togliendo loro il piacere che questa musica crea, facendo morire “dei talenti” o meglio ancora dei futuri compositori.
Secondo la tua esperienza e conoscenza, questo è un problema che riguarda solo la nostra realtà nazionale? Quali esempi potremmo seguire?
Rispetto agli altri Stati siamo indietro anni luce, basti pensare che in America ci sono orchestre formate nei college. La Germania è piena d’ orchestre, in Italia invece quelle che ci sono godono di poca luce e spesso sono costrette a chiudere perché non arrivano i fondi necessari per affrontare una stagione proficua.
Le fondamenta mancanti riguardano dunque la base culturale assente nelle nostre scuole… c’è qualcosa che vorresti dire per incentivare una svolta in questo inizio anno?
Vorrei lanciare un messaggio dalla mia scrivania, dalla mia terra, da perfetto sconosciuto che sono, ma innamorato della musica, dell’Italia e del nostro passato: invito tutti i genitori a sedersi con i propri figli a spegnere per una sera i videogiochi e ascoltare un cd di musica classica iniziando magari in maniera graduale, con qualche brano sinfonico, o perché no, con qualche sonata per pianoforte; con i più piccoli invece si può iniziare con qualche fiaba musicale, si possono portare in teatro per far conoscere loro la struttura del teatro, mostrandoli la zona riservata al coro, agli strumentisti, descrivendo il tutto in modo divertente, leggendo il libretto di un’opera. Basta poco per far avvicinare i ragazzi nel mondo della musica classica.
Grazie Salvatore, parlare con te fa sempre venire voglia di ricominciare dalle nostre origini musicali.
Grazie a voi di aver ascoltato il mio grido e spero che vi uniate al mio così da amplificarlo molto di più. Auguro a tutti voi un buon 2012.




















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Fino ad oggi la musica classica è stata considerata la regina della musica, quindi, si è sempre trovato appropriato che si suonasse in ambienti degni, ovvero auditorium e teatri. Però oggi non è più seguita da un pubblico giovane perchè considerata troppo pesante o fuori moda. Quindi mi chiedo perchè non portare la musica classica in discoteca o, addirittura, in spiaggia!
Credo che quella di portare la musica classica in luoghi meno istituzionalizzati, sia importantissimo per svecchiarne l’idea che i giovani si son fatti della musica cosiddetta “colta”.
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