Home » ALGO MÁS, News

Scripta manent

13 settembre 2011 Pubblicato da Pietro Crippa Nessun commento

Lo scoop. Mesi di lavoro, per giornalisti armati di notebook e pazienza, possono vedersi ripagati in un istante. Arriva la notizia, da qualche parte qualcuno ha fatto qualcosa: si scrivono due righe – non importa se con errori di battitura o se sgrammaticate – e con un clic il pezzo è caricato. Prima degli altri. Bastano anche pochi attimi (avete idea di quanti lettori passino per il sito della CNN ogni 10 secondi?) e il reporter è soddisfatto, fiero di aver fatto il suo dovere.

Venerdì mattina. Ahmed Al Turgani, portavoce della polizia operante nella regione di Jebel Marra, nel Sud Darfur, contatta Abu Edris Ali, , corrispondente locale dell’agenzia France Presse: ci sono state delle vittime “nel corso di un tentativo di liberazione di tre ostaggi nelle mani di una banda di predoni della regione di Jebel Marra”. I tre di cui si cercava di ottenere la liberazione – continua Turgani – erano “un uomo d’affari di Nyala, un poliziotto e uno straniero, forse un italiano”. Poco dopo, il giornale sudanese Ahdatah fa il botto: l’italiano sarebbe Francesco Azzarà, uno dei logisti dell’ONG Emergency, catturato il 14 agosto a Nyala.

Al mondo si palesa una inedita verità. Da questo momento in poi, chiunque può sapere. E fu così che le maggiori testate internazionali vennero a conoscenza di un fatto meritevole di pubblicazione. La maggiore agenzia di stampa italiana carica l’ultimissima e in un battito di ciglia la notizia rimbalza sul sito dei due più grandi quotidiani nazionali. Migliaia di contatti, migliaia di lettori.

Tutto falso. Emergency smentisce la notizia il più fretta possibile: Azzarà non centra nulla con la vicenda. I giornali pubblicano, a loro volta, la notizia della smentita dell’ex-notizia. Nel frattempo, brutti quarti d’ora per i famigliari dell’operatore rapito.

Questo è ciò che accade quando la verità diventa un business. Questo è ciò che accade quando il numero di persone che mi leggono diventa un indicatore da vendere alle case pubblicitarie che venderanno i propri prodotti sul mio giornale mentre io vendo notizie ai lettori. Questo è il risultato di un’etica del lavoro degenerata, atta al consumo, al guadagno, all’immediato, al semplice e al veloce.

XXI secolo; centinaia di fonti d’informazione diverse. Ma davvero la concorrenza evita i monopoli e aumenta la qualità? Ne siamo proprio sicuri? O meglio: non esistono altre modalità possibili di divulgazione dell’informazione?

Scripta manent si suole dire. Gli scritti permangono, e ciò consegna chi scrive a una responsabilità precisa. Se essa non viene accolta, l’informazione entrerà a far parte dei nuovi diritti a pagamento, espressione ossimorica presso la quale sanità e istruzione hanno da tempo trovato dimora.

di Pietro Crippa

Clicca e condividi!
  • Print
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • LinkedIn
  • RSS

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento sotto o trackback dal tuo sito. Puoi seguire i commenti via RSS.

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>