Home » ESTERO, News

Shikata ga nai – o forse sì?

12 marzo 2012 Pubblicato da Ilaria Brusadelli Nessun commento

11 marzo 2011, h 14.44: il Giappone è a un minuto dall’ingresso in due classifiche da guinness:

h 14:45  nel Pacifico si scatena un devastante terremoto con conseguente tsunami. Con magnitudo 9, il sisma si aggiudica il quarto posto nella classifica dei terremoti più forti della storia.

È l’inizio dell’incubo del Giappone, la costa nord-orientale nipponica viene spazzata via e si contano almeno  15 000 vittime (anche se alcune stime arrivano addirittura a 27 000).

> Altra classifica, altro record: medaglia d’argento a Fukushima, seconda solo a Chernobyl nella classifica degli incidenti nucleari più gravi.

È passato un anno da quel giorno, quando non solo il Giappone ha tremato ma tutto il mondo, per il terrore di un disastro nucleare.

Japan's Nuclear Refugees David Guttenfelder

Japan's Nuclear Refugees -©David Guttenfelder/Associated Press.

Shikata ga nai in giapponese significa “non c’è nulla da fare”. Tutti noi siamo rimasti attoniti vedendo la compostezza del popolo giapponese davanti a questa tragedia, alcuni l’hanno confusa per rassegnazione. In realtà si tratta di una consapevolezza che la società moderna ha perso, quella di sapere che c’è qualcosa di incontrollabile, di non-programmabile, qualcosa di più grande di tutte le innovazioni e il progresso dell’uomo.

Forse, l’unica cosa che c’è sempre da fare è una: imparare.

È innegabile che, da un anno, il nucleare fa più paura. Infatti – come riporta Wired - la maggior parte delle nazioni ha riconsiderato la propria politica in campo energetico.

L’Italia, per una volta, fa la scelta giusta e, chiamata alle urne nel giugno successivo, decide di rimanere un paese denuclearizzato attraverso un referendum.

Ma non è la sola a fermarsi nel pensare a quest’energia:

  • Germania, Belgio e Svizzera hanno annunciato il disimpegno degli impianti e assicurato che non ne verranno costruiti di nuovi.
  •  La Repubblica Ceca ha abortito quasi tutti i progetti di nuove centrali, tranne due.
  •  La Polonia, da anni, rinvia la costruzione di reattori.
  •  Nello stesso Giappone solo due su 54 reattori sono stati riaccesi.

E non si tratta solo di una scelta di paura, una reazione scatenata dall’amigdala.

Il nucleare costa, inquina, è pericoloso oggi per il rischio di incidenti, domani per le scorie radioattive da smaltire.

Non diciamo anche noi Shikata ga nai, non c’è nulla da fare. Ricordiamo. E impariamo.

 

di Ilaria Brusadelli

 

Foto: JAPAN’S NUCLEAR REFUGEES - davidguttenfelder.com

Clicca e condividi!
  • Print
  • Facebook
  • Twitter
  • Google Bookmarks
  • Add to favorites
  • LinkedIn
  • RSS

Lascia un commento!

Aggiungi il tuo commento sotto o trackback dal tuo sito. Puoi seguire i commenti via RSS.

Puoi usare questi tag:
<a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>