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Spagna: la povertà che sommerge la democrazia

5 ottobre 2011 Pubblicato da Stefano Musumeci 7 commenti

10.665.615 persone in Spagna si trovano in situazione o sono a rischio di povertà o di esclusione, questi sono i numeri riportati da AROPE(At Risk Of Poverty and/or Exclusion), un organismo di controllo europeo, nato per realizzare gli obiettivi del piano Strategia Europa 2020 che prevede una riduzione del 25% della povertà in Europa. Con una percentuale di popolazione “debole” del 23,4% (il risultato peggiore degli ultimi 3 anni), la Spagna si ritrova oltre la media Europea che si attesta al 23,1%; all’undicesimo posto nella classifica dei 27. Questi numeri così importanti, nella terra natale del movimento di rivolta sociale degli “indignados” che ha invaso il mondo fino ad occupare le piazze di Wall Street, rischiano di essere inevitabilmente messi da parte a fronte di una strategia, che in Grecia, Irlanda, Italia, Portogallo e nella stessa Spagna, privilegia la riduzione della spesa pubblica, come medicina universalmente riconosciuta come cura per la crisi economica mondiale.

Medicina che avvelena la democrazia.

 

 

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7 commenti »

  • Federico dice:

    Ciao Stefano,
    questo articolo mi lascia perplesso, soprattutto dopo che i titoli di Stato spagnoli sono considerati sui mercati meno rischiosi di quelli italiani, tanto che il differenziale, lo spread, con i Bund tedeschi è inferiore a quello dei Btp.
    Quindi o loro protestano per niente o noi siamo messi talmente male che non ce ne rendiamo conto…

    http://www.corriere.it/economia/11_ottobre_04/tremonti-epicentro-crisi-banche_5698539c-ee87-11e0-a09e-1525768cac3d.shtml

    Dove sta la verita’ ?
    Fede

  • Stefano Musumeci (author) dice:

    Caro Federico,
    capisco il tuo dubbio, quindi andiamo con ordine per cercare di fare un po’ di chiarezza in una situazione drammaticamente complessa:
    1- il fatto di essere considerati meno rischiosi di un altro paese(in questo caso del nostro) non è sinonimo di una buona situazione economico sociale soprattutto se la si confronta con un paese che ha un alto debito pubblico e prospettive di crescita economiche quasi nulle
    2- la Spagna per quanto riguardo l’affaire spread sta godendo in questo momento, del fattore “prossime elezioni”; come disse 2 giorni fa Tremonti un cambio di governo è visto in questo momento come un’opportunità di cambiamento, al contrario il nostro paese paga l’immobilismo della classe politica oltre alla grande incompetenza
    3-L’interesse sui titoli di Stato è uno strumento aspecifico per la valutazione della condizione economica sociale, in quanto relazionato alla possibilità di un paese di ripagare un debito contratto con il privato che ha acquisito con il titolo una parte del debito stesso
    SPERO DI AVER RISOLTO I TUOI DUBBI

  • Federico dice:

    Ciao Stefano,
    grazie mille per le risposte, ma ho ancora dei dubbi e quindi ti stresso ancora :-) Io non sono troppo afferrato sull’argomento, quindi potrei dire delle inesattenze.

    1- su questo punto concordo pienamente, non ho nulla da dire;

    2- sulla questione dell’elezioni secondo me e’ esattamente il contrario, nel senso che un’elezione anticipata nel nostro Paese porterebbe a 6 mesi di campagna elettorele dove qualsiasi decisione verrebbe delegata al futuro governo, soprattutto se si parla di decisioni spiacevoli ed impopolari. Quindi 6 mesi di non decisioni porterebbero alla paralisi dell’econimia e della crescita;

    3- il nostro Paese ha un patriminio equivalente al nostro debito pubblico, quindi non ci possono essere problemi nel pagare il proprio debito, eppure i nostri titoli di Stato vengono poco considerati, cosa mi sfugge ?

    http://247.libero.it/focus/19452766/3/privatizzazioni-patrimonio-stato-1-800mld-valorizzabili-700mld/

    Grazie come sempre,
    Fede

  • STEFANO(l'autore) (author) dice:

    Dato che concordiamo sul primo punto passiamo agli altri 2:
    2-concordo con te, 6 mesi di campagna elettorale sono uno stallo, eppure l’economia reagisce “in previsione”: per esempio, molti spagnoli forti sostenitori per anni del governo Zapatero, sono rimasti profondamente delusi dalla leggerezza con la quale è stata affrontata questa crisi e così la stessa Europa; la decisione di Zapatero di farsi da parte è stata accolta(giustamente o no) come un segno di cambiamento in positivo(lo sarà o no questo al momento poco importa); passiamo al caso Italia soffermandoci su un’analisi politica: il governo attuale è incapace di affrontare manovre impopolari(abbiamo visto i mille ritocchi alla manovra economica, che hanno scatenato le ire di Tremonti, oltre a creare lo sdegno in Europa), abbiamo un presidente del consiglio perennemente in contrasto tra affari privati(di ogni genere), delirio di onnipotenza e demenza senile; l’Economist(non sto parlando di un giornale di partito),per farti un esempio, ha sempre puntato l’indice sull’inadeguatezza di Berlusconi e sui problemi correlati alle possibilità dell’Italia di uscire dalla crisi con un governo presieduto da una persona così instabile;
    3- le previsione di crescita zero, quelle dell’aumento del debito pubblico, un governo incapace e i giochi speculativi delle agenzia di rating e del business word rendono un economia tutto sommato solida come la nostra, facile preda degli avvoltoi

  • Federico dice:

    Non hai tutti i torti sul punto 2, a questo punto l’unica soluzione possibile che vedo e’ quella di instaurare un governo tecnico presidiato da Tremonti con l’unico obbiettivo di uscire il prima possibile dalla crisi.
    Si e’ visto bene ieri che il governo e’ stato battuto alla camera da tutta una parte del PDL che vorrebbe un governo di transizione.
    Ora come ora non vedo possibile nessun tipo di governo politico, anche andando alle elezioni per mettere insieme i numeri per governare e’ imposibile, ci vorrebbero troppi partitini uniti.
    Per il punto 3 non conta molto il governo, chi ha i soldi puo’ fare piu’ danni di un’invasione armata, basta vedere la banca belga che sta dichiarando fallimento a causa della speculazione…

  • STEFANO(l'autore) (author) dice:

    si diciamo che anche l’alternativa politica è drammatica quanto l’attuale maggioranza; se immagino delle elezione che probabilmente porterebbero l’accozzaglia multipartitica di centro-sinistra al governo mi vengono i brividi, senza idee,senza leader, senza identità….non vedo possibilità positive all’orizzonte se non quella da te suggerita di un governo tecnico, che azzittisca bipartisan.
    Ecco se posso aggiungere un pensiero, mi piacerebbe in questo momento che venisse fuori un giovane amante della politica, libero da legami della muffa politica, che proponga idee semplici e concreti:
    -lotta all’evasione
    -ritiro delle truppe da tutte le guerre
    -politiche a favore del welfare

    niente di inconcepibile, o forse utopia.

  • Federico dice:

    Questa mattina ho sentito Rutelli e conveniva anche lui su un governo tecnico fino alle prossime elezioni.
    Vediamo cosa succedera’ domani al momento del voto della fiducia, anche se il pericolo maggiore e’ quello di passare e poi non avere la maggioranza per poter votare eventuali decreti per lo sviluppo…
    L’unico politico giovane che si sente e’ Matteo Renzi (di cui non mi sono ancora fatto un’idea ben precisa), per il resto direi che sono sempre i soliti vecchi attaccati alla poltrona a parlare.

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