Spataro e “Il Male” di Vincino e Vauro
Oggi è in edicola il primo numero del “Male”, la nuova rivista satirica di Vincino e Vauro, due delle personificazioni stesse della satira italiana. Una rivista che torna dopo molti anni al pubblico e che costituisce una boccata d’ossigeno in un Paese sempre più soffocato dalle catene di decreti legge volti ad imbavagliare la libertà di espressione e di opinione. Il numero si avvale della collaborazione di molti nomi importanti della satira e dell’informazione italiana, da Santoro a Riondino. Fra questi, c’è anche Alessio Spataro; un vignettista controverso e imprevedibile, che ¡NO MÁS! ha intervistato circa un anno fa, nel dicembre del 2010.
Per l’occasione riproponiamo questa intervista, con l’augurio di lunga vita alla satira e all’informazione italiana.
Ancora sulla “Ministronza”.
La feroce satira di Alessio Spataro
Non è passato molto da quando le vignette satiriche di Alessio Spataro su Giorgia Meloni hanno scatenato un vero e proprio putiferio nella classe politica italiana. Irriverente e diretto, il volume La Ministronza ha raccolto critiche da parte dei politici di ogni schieramento e curiosità da parte di un pubblico spiazzato di fronte a una satira feroce e irrispettosa, non comune in Italia. In poche battute, il vignettista ora ritorna sul caso, ribadendo il proprio diritto all’attacco e alla critica.
Nato a Catania nel 1977 e terminata la scuola di fumetto nel 1999, Spataro partecipa alla produzione fumettistica indipendente italiana: Fumettagenda, Plastilina, Kerosene, Centrifuga, Krakatoa, Frigidaire, Blue, The Artist, Sinestesie, Res-Istanze, Inguine m(h)afia e fonda Nonzi (antologia tematica a fumetti, legata al volume collettivo Pezzi). Ha collaborato con Carta, Internazionale e l’Isola Possibile (allegato siciliano del Manifesto con le strisce satiriche del Tgg ‘mpare). Nello speciale Kerosene G8 esce Cos’ho fatto a Genova, una delle prime testimonianze disegnate sul vertice del 2001, ristampata da poco nell’antologia collettiva GEvsG8 da lui curata per Supportolegale. Disegnatore satirico su Cuore, La Piccola Unità, L’Erroneo, Guerre&Pace, Liberazione, Progetto Comunista, Erre, Falcemartello, Scarceranda, ha all’attivo cinque libri satirici: Cribbio (2004, Edizioni Interculturali), Bertinotte (2006, Progetto Comunista), Papa Nazingher (2008, Purple Press), La Ministronza (2009, Grrržetic) e Berluscoiti (2009, Castelvecchi). Più due comic-book, Non più Estate (2007, Centro Fumetto Andrea Pazienza) e Dark Country (2008, Selfcomics), oltre a Zona del Silenzio, il primo libro sull’omicidio Aldrovandi (2009, Minimum Fax, da un soggetto di Checchino Antonini).

Copertina de “La ministronza” di Alessio Spataro
Alessio, la prima domanda sorge quasi spontanea. Con la marea di parlamentari attaccabili e forse anche più indifendibili di Giorgia Meloni, come mai “tanto accanimento” contro di lei?
Non mi sono accanito, anzi, mi sono trattenuto parecchio. Comunque ho scelto una figura che rappresentasse degnamente l’intera classe dirigente e non un singolo individuo. In effetti potevo preferire qualsiasi altro burattino, almeno tra i membri del governo, però la nana fascista era perfetta perché è l’unica che incarna contemporaneamente due tipologie diffuse di politicanti: le veline telegeniche inutili che ripetono sempre gli stessi slogan a memoria e i burocrati prezzolati berlusconiani sempre pronti a difendere la propria casta (vedi il caso Cosentino e il finanziamento indecoroso ai partiti). 
Hai dichiarato che la Meloni non ha detto la verità sul suo curriculum. Una boutade o qualcosa di vero? Qualcosa di vero. Fino alla scorsa legislatura erano reperibili due sue biografie ufficiali: in quella del sito del parlamento figurava diplomata in lingue, nell’altra diplomata in un istituto alberghiero. Niente di illegale o illegittimo, solo mi è sembrato divertente sottolineare come questa tristissima ragazza si vergognava dei suoi studi in una pubblicazione istituzionale, facendo credere di aver frequentato un liceo. Inoltre, coincidenza bizzarra, solo dopo la pubblicazione del primo volume della Ministronza s’è vista in tv rispondere a domande specifiche sui suoi studi.
La tua è una satira feroce, che travalica il campo politico e colpisce anche sul piano personale, culturale, fisico. Esiste un confine non oltrepassabile tra il semplice “politicamente scorretto” e il vero e proprio cattivo gusto o la satira non deve conoscere alcuna limitazione?
Se la satira avesse dei limiti ufficiali e codificati non sarebbe più libera espressione, quindi non sarebbe satira. L’unico limite è quello soggettivo che impone a chi disegna o scrive di prendersi la responsabilità del contenuto dei propri lavori. Chi in parlamento sottoscrive una legge razzista e criminale come la Bossi-Fini penso che, come minimo, si meriti di essere mortificato in un disegno e descritto con sentito disprezzo. La cosa più buffa è che i lavori che faccio non penso siano irrispettosi verso qualcuno o politicamente scorretti, non meno di un capo del governo che si permette di bestemmiare pubblicamente ricevendo subito l’assoluzione di alti prelati.
Per qualche tempo sei stato nell’occhio di un ciclone scatenato da destra e da sinistra. Se Lupi ha definito le tue tavole “spazzatura”, altrettante critiche sono arrivate da esponenti del PD. Una comune insofferenza alla satira o l’espressione compatta di un codice di rispetto della persona condiviso da entrambe le parti?
Più che altro è un’insofferenza quasi unanime di Palazzo verso ogni minimo dissenso. Su temi ben più importanti, nonostante una consistente opposizione sociale sempre più tenuta ai margini dalla partecipazione politica, interi parlamenti hanno fatto le stesse scelte criminali (missioni militari, carceri per immigrati innocenti, precarietà diffusa, ecc…). Il mio esempio è solo un banale e piccolissimo caso in cui si sono trovati d’accordo gruppi parlamentari di diverso colore (tutte sfumature di marrone comunque).

Come trovi la situazione della satira in Italia? Gode di buona salute o rischia di diventare vittima della chiusura che contraddistingue questo periodo storico?
La satira oggi è già fortemente marginalizzata e divisa, quindi poco diffusa, sia in tv che sulla carta stampata.
E tu, Alessio, per cosa urleresti ¡NO MÁS!?
Per boicottare a Roma i magazzini allo statuto (mas), un grande punto vendita d’abbigliamento da bancarella che ha usato come testimonial un delinquente come Fabrizio Corona.
Fonte vignette: www.pazzia.org il blog di Alessio Spataro




















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