Un musicista. Un sogno. La musica classica. L’Italia che non diffonde la cultura musicale, anzi, la dimentica. I teatri emarginati. La storia di chi ancora ci crede.
Salvatore Rajmondo, 32 anni, vive in provincia di Palermo, a Cefalù. Cittadina normanna, ricca di storia e di incanto, bagnata perennemente dal mare e circondata dalle montagne. Qui ha mosso i primi passi nella musica e mi si è avvicinato ad essa tramite il pianoforte, suo primo strumento, col quale ha avuto un rapporto di amore/odio forse, come dichiara in questa intervista “per colpe mie o perché poco stimolato dal mio insegnante”.
Ti sei sempre sentito vicino alla musica classica, dalla quale tutti i generi sono nati. Ti sei avvicinato anche ad uno strumento “scomodo e non comune”, ci parli della tua scelta?
Lo strumento con il quale mi sono diplomato è la tuba, strumento a fiato di grandi dimensioni. Mi sono avvicinato per caso a questo strumento, che a volte non viene considerato da molti, a causa della sua estetica, ingombrante e anche scomodo da trasportare. Ad una banda del mio paese, occorreva un ragazzo che avesse voglia di suonare questo strumento; non badai alla sua estetica ma alla voglia di realizzare il sogno di suonare e quindi accettai di buon grado la proposta e dopo un anno entrai a far parte della banda.
Come vivi il tuo rapporto con la musica?
Sono una persona che vive di emozioni e la musica riesce a darmi tutto quello di cui ho bisogno, in qualsiasi momento, sia esso triste, allegro, ansioso, ecc. Sono convinto che senza musica non potrei vivere. Non so se riesco a spiegarmi o se voi riuscite a capirmi… è come se essa entrasse dentro di me e prepotentemente si insinuasse in me come in qualsiasi persona,trasmettendomi carica e forza.
Hai un ricordo particolare legato alle emozioni della musica?
Diverse volte mi sono commosso nel bel mezzo di un concerto. L’episodio più eclatante è stato tanti anni fa ad un concerto di musica sinfonica. Ero seduto in platea al centro della sala, quando, improvvisamente si apre il sipario, e con enorme stupore,si presentò davanti ai mie occhi, un’orchestra gigantesca di 120 elementi, che da lì a breve avrebbero eseguito uno dei poemi sinfonici più belli che R. Strauss abbia mai scritto: “Eine Alpensinfonie”, per meglio dire, Sinfonia delle Alpi. In questo pezzo, Strauss, mette in musica una giornata sulle alpi, partendo dalla notte, proseguendo col sorgere del sole, poi con l’ascensione in montagna. Nel bel mezzo della sinfonia, in un momento cruciale, ecco che dal mio viso iniziano ad affiorare le lacrime. Era un pianto di gioia. La cosa più bella è che, a distanza di 10 anni, sebbene mi ritrovi al di là della barricata, in prima linea, con la stessa orchestra tra i 120 elementi,arrivati esattamente a quel punto lì, sgorgano nuovamente le lacrime.

L’Italia potrebbe e dovrebbe rappresentare il punto centrale della musica classica, un vero e proprio onore da conservare e diffondere. Questo è stato fatto sicuramente fatto in passato, ma è così anche adesso? Spesso molti paesi stranieri conoscono in modo più profondo rispetto a noi quella musica che abbiamo contribuito a creare. Cosa non va?
Negli anni passati, l’Italia è stata sempre rinomata per la sua cultura, per la nobile arte della musica, per le sue bellezze architettoniche e artistiche. Oggi, posso affermare che non è più così, in quanto la crisi e una scarsa attenzione della classe politica ha fatto sì che il nostro patrimonio artistico andasse perduto. Molti teatri rischiano di chiudere, mentre quelli che rimangono, fanno delle scarse stagioni per non fallire. Mi chiedo allora, perché i giovani continuano ad investire tempo e denaro nella musica? Cosa lo Stato garantisce a loro e a “noi” ?
La “discografia moderna” ha fatto del suo…
La discografia ha subito un forte calo. Due a mio avviso, le cause principali: la prima è la troppa libertà di internet - chi vuole può scaricare musica, copiare cd - e questo ha fatto si, che sempre meno persone comprano cd originali, certo è anche vero che il costo di questi ultimi è elevato. In secondo luogo mi chiedo: dove sono finiti i cantanti di una volta? I cantautori? Sempre più gente si affaccia a questo mondo, spinta magari da una trasmissione televisiva e senza una preparazione adeguata, per poi venire lanciata nel mondo dello spettacolo.
Di certo ultimamente la musica come base culturale del nostro paese non ha la giusta considerazione…
Partiamo dalla fonte, ormai la materia musica nelle scuole è quasi abolita del tutto, prima nella scuola elementare e adesso nelle medie, i ragazzi non conoscono questo mondo non sanno cosa sia la musica classica, quali siano le sue origini. La musica che invece ascoltano e conoscono è esclusivamente quella trasmessa in radio. E’ come se un bambino, che se non viene educato non obbedirà mai ai suoi genitori e farà ciò che vuole. Così è con la musica, se noi non la facciamo ascoltare, non spieghiamo non formiamo questi bambini/ragazzi, la loro conoscenza sarà zero.
Negli altri Stati questo non avviene. La musica è vista come una materia importante per l’educazione dei ragazzi. La preparazione nelle scuole e di conseguenza nei conservatori è nettamente superiore alla nostra, in quanto l’approccio alla musica parte dalle scuole elementari e finisce nelle università.
Quali sono i tuoi progetto futuri?
I miei progetti sono tanti, il più importante è quello di inseguire il sogno di fare il musicista in orchestra, anche se in parte è stato realizzato, ma come spiegavo prima, i teatri non godono di ottima salute e quindi sono un musicista con un lavoro precario e, non so quanto questo possa durare. Un altro obbiettivo è quello di far conoscere a chi ne ha voglia questo mondo incantato quali sono le sue regole e di farlo amare e rispettare. Spero che tutto questo si realizzi. Auguro a tutti di poter fare nella propria vita quello che più si desidera.
E tu , per che cosa urleresti ¡NO MÁS!?
¡NO MÁS! alla droga, si fa molto uso di questa sostanza nel campo musicale. Sempre più persone si drogano perché sembra rendere tutto più facile e più “sballoso”. La musica regala già degli effetti che delle volte ti fanno andare in estasi, lasciamo fuori la droga.
Salvatore ha voluto concludere l’intervista con una frase di un musicista che lo ha colpito molto e che ha deciso volontariamente di morire, “io amo quei musicisti che cantano, scrivono e suonano ogni nota come se fosse l’ultima” Luca Flores. Buona fortuna a tutti e alla prossima.